Sogni diurni di Giacomo Bramielli

Dall’esercizio di Scrittura e creatività “Scrivere sogni”

Gruppo di Scrittura creativa, ottobre 2017 (esercizio creato da Imma Acquaviva)

Autore del racconto: Giacomo Bramielli

 

“All that we see or seem

Is but a dream within a dream.”

E. Allan Poe

 

 

“Hotel Cavalli, tra Calle Bastianelli e Calle Baston.

Notte del 10 giugno, mistero incomprensibile dell’amore della Santissima Trinità.

L’acqua del canale è apparentemente immobile, solo lievi fruscii e il lento transitare di un filo d’erba; il pelo dell’acqua che appena si increspa conferma il movimento. Il canale di Roleo sembra non avere un nome preciso; durante il secolo scorso, fino al 1960, li erano insediati i Cantieri Risentini e l’antico porto fluviale di Roleo, il Naviglio, aveva fino allora mantenuto una significativa importanza.

La piccola luna piena che si staglia vivida nel cielo blu pare appena ripresa da un’incisione dell’artista Giuseppe Maestri e dal ciclo artistico della sua Ravenna Sognata.

Completo la passeggiata notturna sul lato sinistro del Naviglio arrivando fin dove è possibile calpestare le erbacce che da tempo ormai hanno aggredito il pontile di cemento: oltre questa verde barriera di rovi e piante infestanti non posso andare. Dalla calle buia che fiancheggia il verde marcio del fiume sbuca improvvisamente Andrea Tabella. Sospetto che mi abbia seguito.

– Ciao Andrea, anche a te piace passeggiare di sera? – gli chiedo amichevolmente.

– Di tanto in tanto… ma dimmi, come stai, sei emozionato per l’iniziazione? C’è qualcosa che ti preoccupa?

– Andrea, tu conosci  meglio di quanto io possa immaginare l’ansia e il dubbio che provo per questa nuova conoscenza che mi appresto a fare. – Intuisco i contorni della leggenda di Roleo, certamente non i dettagli, aggiungo tra me e me, avvertendo l’inquietudine crescente.

– E’ ancora presto Filippo, la cerimonia inizierà a mezzanotte e il rito segreto avrà il suo culmine tra mezzanotte e quarantacinque e l’una e un quarto. Andrà tutto bene…

– Allora ci vediamo più tardi, ti aspetto davanti al Tempio.

Ritorno sui miei passi, verso il centro, all’hotel Cavalli, recupero la chiave e mi rifugio in camera. Manca ancora un’ora. Rimango steso sul letto pensando a cosa mi ha fatto raggiungere questo strano paese e cosa sto cercando. Consapevolmente o meno siamo tutti ricercatori e la ricerca della Luce Primordiale, del Sole Cosmico e della Divinità sollecita i nostri passi nel buio che ci opprime. Già in passato ho percorso altre vie sempre alla vana ricerca delle risposte alle fondamentali domande: chi sono, da dove vengo, dove vado. Quattro mesi prima avevo incontrato quello strano prete che mi lasciava più domande senza risposte di quante avrei voluto. La mia natura di uomo curioso ha fatto il resto e ho accettato di affiliarmi alla Confraternita. Eccomi qua, ecco i pesanti rintocchi della campana: dong… dongdong… sono le 23,45.

Lascio la camera e lo scricchiolante impiantito di legno e raggiungo velocemente il Tempio; vedo Andrea appoggiato con una spalla alle poderose mura.

– Vieni, ora la vestizione con la tunica rossa, poi la preghiera, poi ti sarà detto.

Nel massimo silenzio consentito dagli affiliati ripiegati in intime preghiere, entra l’Officiante con l’antico Rituale: ha inizio la cerimonia alla presenza di tutti i fedeli che, guidati dal Priore, sfilano davanti all’ara salmodiando. Improvvisamente un barlume di luce proveniente da un antro sulla sinistra del nostro percorso attrae la mia attenzione; mi sposto leggermente dapprima, poi, non visto, ancor di più, staccandomi gradualmente dalla fila rituale verso quel lucore più marcato. Ora riesco a distinguere mani e braccia enormi, un simulacro apparentemente di dimensioni colossali che…”

***

Come è noto, il manoscritto più sopra riportato è stato consegnato al Nucleo Carabinieri di Roleo da due tecnici della locale Società di Esercizio Acqua Potabile, intervenuti per individuare le cause dell’abnorme fuoriuscita d’acqua verificatasi nelle grotte dell’antico tempio cittadino: tre fogli di quaderno vergati con calligrafia irregolare, piegati più volte e inseriti nella crepa del muro di un locale sotterraneo. Di Filippo non c’è traccia, l’addetto alla reception dell’Hotel Cavalli informa i carabinieri che il Sig. Filippo D’Amore non ha mai pernottato in albergo e mostra il Registro elettronico delle presenze privo del nome. Il militare annuisce mentre osserva lo strano modo di camminare del receptionist. Anche il giornalista presente all’incontro nota l’incerto andamento bustrofedico. In paese c’è un pescatore pronto a giurare di aver visto Filippo scomparire volontariamente nelle acque melmose del delta all’alba di domenica 11 giugno in compagnia di quella strana creatura con gli occhi oblunghi e le mani palmate.

***

 

Ecco, ora quel battere continuo sta diventando davvero fastidioso. A fatica riemergo dal sonno profondo in cui sono precipitato la scorsa notte. Non ho contezza di quando sia andato a letto anzi, nemmeno mi pare di essere andato a letto.

Con gradualità apro gli occhi cisposi e vedo un muro bianco che riflette un raggio di luce potente.

Non c’erano muri bianchi ieri sera, ma pareti sconnesse. Almeno credo. Forse ho perso i sensi. Non so. Ora riconosco il rumore del forte bussare alla porta, e ascolto le parole che mi arrivano dall’esterno.

– Buongiorno signore, tutto bene? Sono l’addetto alla camera e le chiedo gentilmente se posso rassettare la stanza… sono le 10,30 …

– Ma così presto?! Ho dormito poco la scorsa notte. – dico all’uomo con voce incerta.

– Signore sono le 10,45 del 12 giugno, sono trascorse quasi trenta ore dall’ultima volta che l’ho vista salire in camera, ci stavamo preoccupando.

Apro la porta e noto il profilo sfuggente dell’impiegato, le labbra prominenti. Mi saluta e inizia a scendere le scale strascicando i passi.

 

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