3 metri sotto Bologna

Riflessione liberamente scritta dall’attrice, madre e insegnante Chiara Roncuzzi oggi residente a Ravenna

E mentre il corridoio per i binari continua, cambia la gente, diminuisce… c’è un numero di binari che si distingue per aspetto e profumi… la mia stazione di Bologna… carica e zeppa di sogni lontani come valigie pesanti e piene, abbandonate in una soffitta ma presenti, che puoi guardare ogni volta che apri quella botola.

Così la sento la mia stazione di Bologna. Dai 15/16 anni, quando la raggiungevi e ti sembrava di arrivare in capo al mondo nella Grande Mela, le corse per i provini a Milano e Roma e truccarsi nei bagni stile Trainspotting degli anni 90, la mia amata casina da universitaria e l’indipendenza che respiravi ogni volta che vi mettevo piede, poi gli anni a Roma, i sogni di gloria, i pianti, le crisi… le speranze. Poi di nuovo l’Universita, con il mio pancione e la mia bimba che mi faceva compagnia e mi rendeva immune e invincibile su tutto. Pensavo fosse l’inizio di una nuova vita, la mia unica vita, quella che mi meritavo finalmente e che pensavo mi potesse dare la stabilità mentale che cercavo. Invece era solo un inizio, un inizio delle mie tante vite che vivrò…
Questo pensavo mentre le Persone diminuivano in quel corridoio lungo che pian piano si trasformava e scendeva
.

La mia stazione ha una parte nuova, un pezzo di vita suo diverso, più pulito, più moderno, più freddo ma adattato ai tempi, un po’ come me…come noi.

Cambiano i profumi mentre ci si arriva, lì sotto passano solo i treni costosi, quelli veloci che solo poche persone si possono permettere. E infatti cambia il vestito, cambia lo sguardo, la gente non corre più.
Si sentono profumi costosi nell’aria e cambiano anche le forme e le dimensioni delle valigie.

Ho sempre adorato viaggiare a cavallo delle feste.. da sola, con calma osservo tutte le persone. Vedo volti felici tornare dai propri cari dopo lunghi mesi, attese che si sono dilungate nei giorni e si parte all’ultimo, solo per poter brindare a chi si vuole bene o a chi si ama… il 31 dicembre.
Un giorno carico sempre di pesi emotivi, di bilanci di un anno passato.

Io sono un tipo da stazione vecchia di Bologna, sempre di corsa, spintoni, zingare che chiedono l’elemosina, poliziotti che passeggiano, borsoni carichi di cibo e regali, sacchetti del Mac presi al volo e consumati appena seduti… puzze di sudore, ognuno che corre veloce e i rumori di trolley che vengono trascinati a terra.
Invece eè la seconda volta che mi trovo qui sotto, sotto terra parecchi metri … come una grande tana scavata da un enorme talpa.
Tutto e’ grigio, cementoso, fa freddo. La gente è silenziosa, il ceto è più alto … e io ogni tanto mi ritrovo a viaggiare qui.
In base ai miei ritardi, in base alle mie corse in auto, cerco sempre di prendere il biglietto popolare e spender il meno possibile, ma ci sono volte, come sta succedendo in questi mesi, che non voglio aspettare in stazione e riempirmi delle emozioni di tutti osservandoli per ore… una volta mi piaceva e se il treno aveva ritardi, adoravo guardare e immaginare. Adesso no, le emozioni voglio vivermele io, le ore le voglio passare a star bene io, a emozionarmi da sola per quello che vivo.
Insomma, ogni tanto capito qua giù, tra i treni costosi, con il
posto segnato, in mezzo a profumi più fini… perché ho perso qualcosa che nella vecchia Bologna non ho ancora trovato.

Vediamo cosa succederà nella nuova.

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