SAMUELE E L’ARTE DELLA DISSIMULAZIONE

Dal Laboratorio di scrittura creativa “Scrittura e narrativa: scrivere da lettore consapevole”.

Insegnante: Penny Dove (Licia Fiorentini)
Classe di Novembre 2018

Autore del racconto: Antonio Amoroso

Samuele aveva circa 25 anni all’epoca dei fatti che andiamo raccontand

Altezza media e un fisico asciutto che denotava un rapporto puramente funzionale con il cibo: tutto quello che per gli altri era il piacere e,spesso,

l’abuso della buona tavola, secondo i canoni tradizionali della cultura enogastronomica della Romagna, per lui si riduceva al mero soddisfacimento di una esigenza vitale. Mangiava in modo sano ed equilibrato quello che gli serviva per mantenere il corpo, e la mente, in una condizione di piena efficienza. Nulla di più e nulla di meno.

Un viso ovale con i lineamenti regolari ma nel quale spiccavano due elementi che ne facevano da subito un ragazzo piacevole con il quale si entrava rapidamente in sintonia: un sorriso perennemente acceso ed uno sguardo vivace ed intelligente che denotava una curiosità mai sazia di penetrare l’intima essenza delle cose e delle persone che incontrava.

Aperto ed estroverso quindi fin da ragazzino aveva dimostrato uno spiccato interesse per tutto ciò che riguardava la comunicazione in senso lato, dalla parola scritta alle arti visive ed audiovisive, dal teatro alla musica, frequentando tutte le opportunità che la sua città, Ravenna, gli andava offrendo.

Fu proprio in una di queste occasioni, qualche anno dopo, che gli accadde una singolare avventura.

               Una associazione culturale molto viva ed attiva in città, all’interno delle proprie attività teatrali, alle quali Samuele partecipava, stava organizzando un seminario straordinario con Ivano Marescotti, un attore  molto noto e seguito in Romagna, essendo nato in un piccolo paese vicino a Ravenna, ma ormai conosciuto anche al grande pubblico grazie alla partecipazione a numerosi film e fiction televisive.

Qualche giorno dopo l’iscrizione al seminario, aveva ricevuto un sms in cui gli si chiedeva un incontro per approfondire i vari temi oggetto degli incontri.

L’appuntamento, e questo gli era sembrato strano, era in un edificio di via Mazzini sempre a Ravenna.

Era uno di quei palazzotti signorili della città che avevano la facciata rimodernata, mantenendo però la struttura interna originaria di quando erano abitati dalle famiglie nobiliari della città.

Puntuale all’orario indicatogli, suonò il campanello: ce n’era uno solo e senza alcun nominativo.

Allo scatto del portoncino spinse l’anta ed entrò.

Un odore freddo fu la prima cosa che lo accolse una volta chiusa la porta alle sue spalle. Aveva una pungente nota che ricordava un disinfettante asettico come quelli in uso nelle sale operatorie.

L’ambiente era illuminato solamente da due deboli luci  ai lati di una piccola rampa di scale che conduceva ad un piano ammezzato.

Nonostante la semioscurità si intravedeva all’altezza dell’ultimo gradino una presenza inquietante. Addossate alle  pareti stazionavano due statue in legno che riproducevano le fattezze di guerrieri africani con tanto di scudo e lancia. Samuele stava già per ritornare sui suoi passi, quando sentì una voce che gli diceva di non intimorirsi ma di salire  ed entrare nella stanza che si trovava sulla destra delle scale.  La curiosità era più forte dei dubbi, per cui salì  ed entrò. Nonostante la semioscurità, la luce era quella naturale che filtrava da una piccola finestra sulla destra, la stanza appariva simile alle sale che si trovano nei vari castelli medioevali della Romagna.

Un notevole tavolo in noce al centro e alle pareti grandi arazzi dai colori cupi come certi quadri dei pittori fiamminghi.

Niente altro.

La voce riprese  e Samuele capì che la persona che gli stava parlando era in un’altra stanza e sicuramente stava anche vedendo le sue reazioni. Gli fu spiegato che il motivo di tanto mistero era dettato dalla singolarità e dalla delicatezza della proposta che stava per essere fatta.

“Loro” sapevano che lui frequentava le attività di varie associazioni culturali della città e avrebbe  partecipato al seminario attoriale con Marescotti.

Da sempre i cenacoli letterari, le compagnie teatrali, i circoli culturali sono ritenuti pericolosi incubatoi di germi potenzialmente pericolosi per la stabilità della società: la parola ha sempre spaventato più della spada. Senza tanti giri di parole, la proposta era quella di riferire tutto ciò che di strano accadeva, o veniva detto, nei vari incontri di quegli ambienti.

D’altronde, aveva proseguito la voce misteriosa, se lui voleva fare l’attore, quale migliore prova se non quella di recitare una parte sul palcoscenico della vita.

Samuele era più sconcertato che arrabbiato. Mai avrebbe pensato che nella sua città si sarebbero potute verificare vicende come quella e soprattutto che al centro di una macchinazione degna della più classica

delle spy stories si trovasse proprio lui.

Era comprensibilmente combattuto. Da un lato inorridiva all’idea di indossare una maschera per ingannare persone che conosceva e con cui aveva una profonda comunione di interessi.

D’altro canto però quella frase sulla prova d’attore aveva solleticato la sua vanità e la voglia di scoprire fino a dove sarebbe potuta arrivare la volontà di mettersi in gioco, di lambire le fiamme dell’inferno dell’anima, ma senza scottarsi.

La lastra di ghiaccio che aveva invaso la stanza fu improvvisamente rotta dalle parole di Samuele che chiedeva  come avrebbe potuto far pervenire le eventuali comunicazioni meritevoli di attenzione.

La risposta fu secca ed immediata. I suoi messaggi andavano messi nella buchetta delle lettere di quello stesso stabile. In caso di necessità sarebbe stato contattato con le stesse modalità della prima volta.

La sede dell’associazione culturale più frequentata da Samuele, era nei pressi di un centro commerciale nella zona sud-ovest della città.

In origine doveva essere stato progettato come un negozio di ampie dimensioni. Oggi appariva come un grande open space  con due ambienti distinti. Una zona attrezzata con tavoli, sedie e materiali vari per attività didattiche di ogni tipo. L’altro grande spazio era concepito come una sorta di teatrino con un palco fronteggiato dalla platea. Ricordava quei locali tipici dell’underground nuovayorchese dove si esibivano per un pubblico di amatori, orchestrine o comici in cerca di successo. Tutte le pareti erano oscurate e la luce era solo quella che proveniva dai neon disseminati sul soffitto. 

In questo ambiente, dunque, Samuele aveva affrontato il compito che gli era stato richiesto e che lui aveva accettato di portare a termine.

Aveva partecipato al corso teatrale con Marescotti. Con grande impegno e serietà si era coinvolto nelle attività e nelle dinamiche gestite con grande maestria dall’attore. Al tempo stesso  non   aveva perso di vista il percorso sotterraneo che doveva seguire. Nonostante la sua vigile attenzione, non era però riuscito a cogliere nessuno spunto, che riguardasse persone o situazioni, degno di un rilievo tale da meritare una segnalazione a chi di dovere.

La stessa cosa stava accadendo ora. Era ormai giunto al quinto incontro del corso di scrittura creativa e anche in questa occasione, per quanto si sforzasse di cogliere il benché minimo appiglio, non riusciva a trovare alcunché di significativo. Nessuna delle persone che incontrava in quelle serate aveva l’aria di un discepolo di Bakunin o di Mazzini.

Possibile, si era chiesto, che i suoi misteriosi contatti avessero avuto un abbaglio così macroscopico da mandarlo a cercare oscuri disegni in attività partecipate da giovani romantici  e da tranquilli padri famiglia?

Quello che però Samuele non sapeva era che, mentre lui cercava di condurre in porto la sua missione, c’era chi, nelle attività a cui prendeva parte, aveva il compito di osservare come lui si barcamenava nel doppio ruolo, di come riusciva a gestire il conflitto di emozioni che questa situazione gli scatenava dentro.  

            Il gioco non era però destinato a durare a lungo.

            La sera dell’ultimo incontro del corso di scrittura ci fu il colpo di scena,

            o se vogliamo, tanto per rimanere in tema, il coup de theatre.

            Tutti gli altri partecipanti erano già arrivati ed avevano preso posto, mancava

 solo  Samuele.

            Si aprì la porta e, fermo sull’uscio, rimase di stucco.

            Al tavolo, accanto all’insegnante, era seduto Ivano Marescotti

            che si alzò e diede il via ad un caloroso applauso, seguito da tutti i presenti.

            Quando si riprese dalla sorpresa, venne così a sapere che tutta la vicenda

era stata architettata proprio da Marescotti che, come un regista,

aveva messo in scena una sorta di rivisitazione del tema letterario e

teatrale del “doppio”.

Lo scopo era quello di saggiare le qualità attoriali di uno dei partecipanti

al corso, e la scelta era caduta proprio su Samuele.

             ANTONIO AMOROSO

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