Le 4 notti

Di Scarlet Maldoran

Lo notai subito, il primo giorno di lezione. Entrai in sala, e guardandomi intorno lo vidi in fondo alla stanza, mentre faceva stretching. Corpo asciutto e possente, movimenti armoniosi. Solitamente non sono attratta dai danzatori. Nella danza non ci sono molti uomini e di norma hanno fisici troppo poco virili con una grazia ambigua. Ma lui aveva qualcosa di diverso, felino, bellissimo e terrificante allo stesso tempo. Rimasi imbambolata per un secondo ad osservarlo, senza riuscire a staccargli gli occhi di dosso, attratta da qualcosa che non mi bastava mai. Poi mi ripresi e andai a sedermi dall’altra parte della palestra, leggermente stordita.

Si chiamava Derek ed era l’uomo più sexy ed intrigante che avessi mai conosciuto. Era piuttosto inavvicinabile e questo faceva si che non molte ragazze gli ronzassero intorno. Gentile e simpatico ma a differenza di tutti gli altri, uomini o donne che gravitavano nel promiscuo ambiente dello spettacolo, lui era particolarmente freddo e riservato. Ti teneva a distanza insomma. E questo inutile dirlo, mi piaceva ancora di più.

In poco tempo diventammo conoscenti e cominciammo a danzare insieme. Io non potevo ignorare l’attrazione che provavo per lui, ma riuscivo a non pensarci troppo. Ci lavoravo veramente bene e passavamo del buon tempo insieme, nei momenti di pausa. Stava succedendo quella strana cosa che si chiama amicizia. Per quanto una persona possa attrarti hai cominciato a volergli bene, a tenere alla sua opinione e ai suoi sentimenti. Mi sembrava una vigliaccata farlo diventare un altro scopamico, con cui sarebbe durata qualche mese per poi mandare tutto a puttane. Inoltre ormai l’avevo inquadrato…era un tipo molto serio da questo punto di vista, non gli piacevano le cose occasionali e, come lui stesso mi disse in confidenza, in quel momento non aveva voglia di impegnarsi…per cui…amici.

A Dicembre il Maestro di Modern, Efisio, ci chiamò entrambi nel suo ufficio. Ci accolse con entusiasmo. Noi preoccupati, non capivamo per quale motivo eravamo stati convocati. Di certo non immaginavamo quello che ci avrebbe proposto.

“Cari ragazzi, mettetevi a sedere” fece con la mano un gesto per indicare le due sedie di metallo e pelle davanti alla sua scrivania. “Arrivo subito al punto. La nostra accademia è stata invitata a partecipare ad una  convention  sulla danza moderna. Si tratta di un evento nato da qualche anno ma che ha già riscosso un certo interesse in tutta europa. Si tiene a nel mese di Febbraio a Parigi. Beh non proprio a Parigi Parigi, è un piccolo paesino nei suoi pressi. In ogni caso è un evento unico, in cui  ci sarà la possibilità di fare diversi stage con molti grandi maestri, e anche di esibirsi. Parlando anche con il resto dello staff, abbiamo pensato che ci piacerebbe molto se foste voi due a rappresentarci. Avreste tutto pagato in quanto farete parte dello show che si terrà il quarto e ultimo giorno, a cui vi ho già iscritto. Ma intanto potrete partecipare gratuitamente a tutta la convention. Ci sarò anche io con la mia compagna e un paio di colleghi. Ma non vi preoccupate, a parte qualche prova, non vi disturberò e vi lascerò studiare tutto quello che vorrete in pace” quest’ultima frase la disse ridacchiando. 

“Allora? Che ne dite? Ci state?”

Noi eravamo su un’altro pianeta, lo guardavamo con gli occhi sbarrati, incapaci di credere alla grande opportunità che ci stava offrendo. Appena recuperato l’uso della parola dicemmo ovviamente sì.

Arrivati all’albergo pioveva. Nella piccola hall eravamo fradici ed euforici. Derek si avvicinò alla reception e, in quello che mi sembrò, un perfetto francese cominciò a dare gli estremi della nostra prenotazione.

L’uomo alla  reception sembrava uscito da un vecchio film francese. Era formale e inamidato e si atteggiava come il maitre di un grande colosso del turismo. La cosa mi fece sorridere visto che l’albergo era un posto alquanto modesto. Cercò la nostra prenotazione sul computer. Vidi la sua espressione cambiare. Prima indispettita, poi imbarazzata:

“Mi spiace deve esserci stato un disguido in agenzia. La vostra prenotazione è stata fatta per un’unica camera e siamo al completo!”.

Non era un così grave problema, eravamo danzatori, abituati ad adattarci, l’importante era avere un letto su cui riposarsi una volta terminate le fatiche giornaliere. E una doccia. La  doccia era molto importante. Ma quando pensai di passare ben 4 notti con Derek, nello stesso letto…mi colpì una stilettata di eccitazione e imbarazzo. Sentii subito il mio viso imporporarsi violentemente. Mi guardai allo specchio, su una colonna a fianco la reception, e mi rimproverai mentalmente di controllarmi. Come se potesse servire a qualcosa. 

Notte 1 

Dopo una doccia bollente mi addormento istantaneamente, arrivando alla mattina dopo senza nemmeno accorgermi di non essere nel mio letto e soprattutto di aver dormito con un semi sconosciuto. 

Notte 2

Torniamo a casa alle sette di sera…distrutti ma felici. Siamo entusiasti della giornata appena trascorsa, continuiamo a parlare di ciò che abbiamo visto e provato, sballati dalla  stanchezza e dalla fame. Mangiamo un panino comprato per strada continuando a parlare e scherzare. 

“Sono veramente stanco, vai prima tu a fare la doccia” mi dice Derek “io ci starò un bel po’, ho bisogno di sciogliere i muscoli della schiena.”

“Posso farti un massaggio se vuoi” mi offro io con fare disinvolto, quasi certa che non avrebbe mai accettato.

“Oddio, lo faresti veramente?

“Certo!” rispondo io allontanandomi verso il bagno, mantenendo il fare di chi è navigato ma consapevole del fatto che la mia faccia sta avvampando.

Faccio la doccia, mi metto i leggins e la maglietta larga che uso come pigiama e attendo con impazienza celata la fine delle sue abluzioni. 

Derek esce dalla doccia in una nuvola di vapore acqueo. Io ancora troppo presa nella mia posa menefreghista non mi accorgo subito della sua attuale mise. Poi lo vedo: asciugamano arrotolato in vita e null’altro. Si asciuga i capelli biondi con una salvietta mentre serenissimo si dirige verso il letto. Dentro di me penso che in quanto ad atteggiamento rilassato lui abbia vinto a mani basse e che io sia solo una dilettante. Non potevo fare a meno di sentirmi eccitata.

“Che devo fare?”

Avrei potuto dirgli di mettersi i pantaloni, o almeno le mutande? Certo avrei potuto, ma non l’ho fatto. Invece ho assunto un atteggiamento professionale, come se la vista delle sue nudità non potesse minimamente tangermi e gli ho detto spavalda:

“Stenditi sul letto a pancia in giù.”

Lui si stende, slaccia l’asciugamano e lo lascia solo appoggiato nella parte anteriore del suo corpo nudo. Io salgo a cavalcioni su di lui, mi siedo tra il suo sedere e la schiena, metto la crema che avevo preparato sulle mani e comincio a massaggiare.

Notte 3

So che le cose si stanno complicando. Lo sento. Sono in bagno, una strana ansia mi avvolge. Assomiglia a quelle famose farfalle nello stomaco di cui tanto ti parlano quando sei adolescente e che io sinceramente non ho mai percepito. Sono stanca morta e Derek poco fa si è offerto di ricambiare il massaggio di ieri. Io sono in difficoltà. Mi piace molto. Ma non voglio infrangere la regola n°1: mai con i colleghi. Le cose si complicano troppo e ne risente inevitabilmente la buona riuscita della nostra performance e del lavoro in generale. Avrei dovuto dirgli di no. Il rischio è troppo grosso. 

Tolgo con la mano aperta la condensa sul grande specchio e scruto i miei occhi. E in quel momento prendo la mia decisione. Sarà quel che sarà.

Le sue mani sono calde e morbide. Accarezzano con forza la mia schiena nuda e si avvicinano pericolosamente al mio sedere, uno dei miei punti erogeni. Quella striscia di pelle tra la fine della schiena e le natiche e giù fino all’osso sacro. E come se lui riuscisse a leggermi nel pensiero è proprio lì che ora comincia a massaggiare. Mi tocca e mi stringe. Io vorrei girarmi e saltargli addosso. Resisto passando ogni minuto a pensare che se continua così ancora un po’ non sarò più in grado di trattenermi. E in questa situazione assurda mi rendo conto di quanto il nostro non fare nulla mi stia già facendo godere immensamente, come abbia inesorabilmente acceso desideri, pensieri e sensazioni sconosciute. Vorrei agire, ma non vorrei nemmeno rompere questa bolla infinita di eccitazione mentale e dolci carezze. 

Quando ritiene il suo lavoro concluso si stende al mio fianco sorridendomi dolce.

“Va meglio?”

Dio non può essere così ingenuo. Lo guardo a lungo sistemandomi la maglietta con pudore, cercando di cogliere un goccio di malizia in quegli occhi felini color cielo. Ma non colgo nulla. Sento la pelle delle mie guance bruciare  per l’imbarazzo e l’eccitazione e mi sento come una quindicenne alla sua prima cotta. Gli sorrido.

“Molto meglio. Si grazie!”

E lo abbraccio. Non so perchè mi viene un gesto così intimo, ma lo abbraccio con affetto e lui ricambia. Mi accarezza i capelli e mi tiene lì sul suo petto nudo e villoso, con una tenerezza che nessuno mi aveva mai regalato. Finché in un subbuglio di ormoni e strane sensazioni la stanchezza vince su tutto e ci addormentiamo abbracciati come una vecchia coppia di amanti.

Notte 4

Lo spettacolo è stato un successo. Non abbiamo mai ballato così. il nostro passo a due aveva qualcosa di diverso stasera. Eravamo un unico corpo, una sola coscienza. Era tutto così armonico e naturale…è stato stupendo. Dopo lo spettacolo siamo andati in un locale con altri colleghi Efisio e la sua combriccola per festeggiare. 

Siamo circondati da persone, musica, alcool. Le luci sono basse e rossastre, tutti ci vogliono parlare, conoscere, complimentarsi. E’ difficile stare con Derek in quel marasma in cui noi siamo i protagonisti. Ma i nostri occhi non smettono di cercarsi. Quando riusciamo ad incontrarci ci scambiamo un sorriso dolce e malizioso o una carezza. Non parliamo non ce n’è bisogno. Proviamo solo questa gran voglia di stringerci e non mollarci più. 

Torniamo nella nostra camera euforici, brilli, cantando, abbracciati. Lui entra piroettando. Io mi chiudo la porta alle spalle e mi ci appoggio respirando a fondo. Lui torna indietro, mi afferra le mani e comincia a farmi ballare. Riproponiamo un pezzo del nostro passo a due storpiandolo e ridendo. Ci allontaniamo e avviciniamo. Infine i nostri occhi si incontrano e la distanza è talmente minima che sento il suo respiro nel mio. 

Il bacio è violento, urgente, come due onde che si scontrano, due calamite attratte senza resa. Le nostre lingue saettano nervose. Ci vogliamo divorare, prosciugare. Le mie mani scivolano sul suo volto lui mi stringe i fianchi, poi mi afferra il sedere come se non aspettasse altro da anni. Stringe e mi solleva. Le mie gambe si incrociano sul suo bacino mentre le nostre lingue continuano ad esplorare ogni anfratto della nostra bocca, della nostra faccia.

Mi butta sul letto, mi apre la camicetta con forza provocando una pioggia di bottoncini bianchi. E’ brutale e dolcissimo. Io sono sopraffatta dalla sua impazienza e mascolinità. Gli sfilo la camicia mentre lui non mi stacca un momento la bocca di dosso. Mi toglie il reggiseno con gesti impazienti e mi bacia sul petto mi lecca i capezzoli, facendomi già godere come mai nella mia vita. Poi si alza si slaccia i pantaloni e guardandomi con desiderio sussurra:

“Lo tiriamo giù questo posto stanotte!”

Mi sfila gonna, con le ginocchia mi allarga le gambe e comincia a scoparmi come mai nessuno aveva fatto prima. 

Ora voi vi chiederete: com’è andata dopo quella magnifica notte? Ci siamo innamorati o ignorati? Abbiamo continuato semplicemente a fare sesso? Ma non importa, perché questa è un’altra storia.

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