Matteo 18,12

Di Fabrizio Merengo

Da qualche parte vicino a Milano.


«Padre Anselmo? Mi sente? Si svegli!»
L’anziano parroco ruminò con le labbra, muovendo leggermente la testa prima da una parte, poi dall’altra.
«Oh, andiamo Padre, deve svegliarsi, la prego.»
Questa volta Padre Anselmo diede segni di vita più convinti, prima strizzando gli occhi, poi cercando di aprirli, illuminati solo dalla fredda luce del neon fissato ad una parete distante.
Il prete sputò un grumo di catarro insanguinato come conseguenza di un eccesso di tosse e finalmente aprì gli occhi.
Il neon sfarfallò e la figura davanti a lui sembrò quasi ondeggiare, come se le ombre della stanza ne deformassero i contorni.
«Chi… chi…»
«Padre Raffaello Chiaramonti, si ricorda? Ci siamo conosciuti la settimana scorsa alla cena del Vescovo.»
Padre Anselmo sbatté le palpebre a ritmo regolare, cercando di mettere a fuoco il suo interlocutore «Si… Ricordo… Buon Dio…».
«Non si agiti, Padre, ha perso parecchio sangue. Sa, è stata una fortuna che ci fossi io qui. Mi ricordo ancora qualcosa su come tamponare una ferita. Ha sete? Beva un po’ Padre Anselmo.»
L’anziano parroco scosse la testa avvertendo un retrogusto amaro nell’acqua, ma aveva la gola secca e la lingua viscosa e bevve avidamente tutto il contenuto del bicchiere. In quel momento si rese conto di essere sdraiato a terra, su una superficie vagamente fredda e umida. Provò a puntellare i gomiti per tirarsi su, ma i muscoli rispondevano con difficoltà. «Cielo, non… Non ho forze… Mi aiuti.»
«Stia giù Padre Anselmo.»
«Ma… ma… cos’è successo? Fatico a sentire le gambe…E le braccia…»
«È tutto normale, Padre Anselmo. L’intorpidimento che sente è causato dagli anestetici.»

Le labbra di Padre Anselmo annasparono scoordinate trascinandosi dietro la pelle flaccida della faccia. «A… anestetici? Dio Misericordioso, ma cosa… Sono caduto? Ho battuto la testa?»
«Caduto. Assolutamente no! Non sia sciocco, Padre Anselmo. Le ho somministrato alcuni anestetici per permettermi di inciderle l’addome ed estrarre una piccola parte del suo intestino. Senza i medicinali il suo cuore non avrebbe retto, sa? Ma non si preoccupi, ha nel sangue una massiccia dose di antibiotici. Sa, è così sporco qui sotto. Beva ancora un po’, la prego.»
Ingurgitò due grosse sorsate d’acqua, ma un altro attacco di tosse, questa volta ancora più violento del precedente, scosse la cassa toracica cigolante del vecchio prete che rovesciò il resto del bicchiere a terra.

«Ma dove… dove…»
«Dove si trova? Conosce benissimo questo posto Padre Anselmo.» Padre Raffaello indicò attorno sé, senza staccare gli occhi dal vecchio «Lì ci sono le decorazioni natalizie della canonica, in quello scaffale ci sono le sue bottiglie di vino, delle bottiglie davvero notevoli, sa? Poi ci sono i suoi libri, quelli non sono niente di ché invece. C’è altro? Ah sì! E su quel materasso nell’angolo è dove si faceva toccare il cazzo dai bambini.»
Le ombre sembrarono stringersi sulla figura derelitta. Padre Anselmo annaspò, con i polmoni contratti e il viso pallido «Io… io… non ho fatto… Dio Misericordioso, il Vescovo aveva detto che…»
«Che si sarebbe sistemato tutto? E infatti non ha di certo mentito. Sa dov’ero questa mattina Padre Anselmo? No, non lo sa. Mentre lei questa mattina faceva la sua bella colazione abbondante leggendo la Gazzetta, io ero a casa della famiglia Bacchini. Ho dovuto spiegare a un padre e una madre come sessantamila euro fossero sufficienti per alleviare il dolore di quello che lei ha fatto alla loro figlia. E sa cos’hanno fatto? Hanno accettato. Perché hanno un mutuo. E la signora Bacchini ha la sclerosi. Sa cosa vuol dire? Che ogni volta che pagheranno una visita specialistica o acquisteranno i medicinali per provare a rallentare l’inesorabile incedere della malattia dovranno ringraziare la loro bambina di sette anni che per chissà quante volte si è fatta strofinare il suo flaccido cazzo sulla faccia. E parlo con cognizione di
causa Padre Anselmo: ho controllato, lei ha proprio un cazzettino flaccido.»
Il vecchio prete gemette dal dolore poi scoppiò a piangere.

Padre Raffaello scrutò il volto dell’anziano, con la testa leggermente inclinata. «Sta svanendo l’effetto degli anestetici, vero? Le chiedo ancora un attimo di pazienza, Padre Anselmo. Conosce la parabola della pecorella smarrita? Non si muova, era una domanda retorica. Stia fermo che ha ripreso a sanguinare. Dicevo. Lei è una pecorella smarrita Padre Anselmo. Lei è quella pecora di merda che invece di stare nel gregge deve scappare. E vede, Nostro Signore è buono e giusto e quella pecorella l’ha riportata all’ovile. Ma la pecorella del cazzo, ha capito che sto parlando di lei, vero?
Quella pecorella del cazzo è scappata di nuovo e Nostro Signore, che è buono e giusto, ma ha davvero poca pazienza, non ha voglia di lasciare incustodito il suo gregge di pecore docili e obbedienti per andare a salvare la pecorella del cazzo che si perde sempre. Mi segue, Padre Anselmo? Ecco. Allora Nostro Signore, che alla fine così buono non è, manda qualcuno a risolvere il problema. Lei sa Padre Anselmo chi si manda a cercare una schifosa pecorella ingrata che scappa di continuo? Si mandano i lupi, Padre Anselmo, si mandano i lupi.»


Padre Raffaello si alzò e con calcolata flemma girò attorno al corpo immobile del prete fino a fermarsi davanti alla ferita aperta sull’addome . Dalla tasca del cappotto prese i guanti di pelle neri, li indossò e strinse la mano intorno alle budella sanguinolente.
«Ora le farò male, Padre Anselmo. Ora farò in modo che i suoi ultimi attimi di vita siano penosi e squallidi. Voglio che la sua discesa all’inferno sia accompagnata da un armonioso coro di grida di dolore e gorgoglii umidi.»
«Io… io… Mio Signore… abbi pietà di…»
«No!»
Padre Raffaello balzò su Padre Anselmo, gettandogli le mani sul volto. Le dita fecero presa sulla mandibola e sull’arcata superiore e con un leggero sforzo i muscoli dell’anziano si lacerarono, lasciando la mascella libera di ondeggiare all’interno della pelle cadente del volto.
«No! No, brutta testa di cazzo! Non chiedi perdono! Non permetterò che la tua anima sia graziata dai tormenti che merita!» Le parole di Padre Raffaello furono accompagnate dal gridolino acuto e strozzato della sua vittima. Si guardò attorno spiritato e lasciò la presa per dirigersi verso lo scaffale con le bottiglie di vino. Ne soppesò una per qualche istante poi la infranse contro il muro.

Tornò da Padre Anselmo che boccheggiava terrorizzato con il collo della bottiglia in mano.
«Voglio essere sicuro che dalla sua bocca non esca nulla che Nostro Signore possa anche vagamente interpretare come una richiesta di perdono.»
Affondò il coccio di vetro nella bocca di Padre Anselmo, muovendolo con
disinvoltura quasi come se brandisse uno sturalavandini. Con la mano libera estirpò un moncherino di lingua rosea e sfrangiata, da cui piccoli lapilli di sangue schizzavano il volto del vecchio.
«Mi hai sporcato, brutto pedofilo del cazzo. Mi hai sporcato la camicia col tuo sangue del cazzo.» Padre Raffaello lanciò un grido viscerale con gli occhi al cielo.
Respirava con forza dal naso. Si guardò le mani. In una stringeva ancora il coccio di vetro, nell’altra la lingua. Li lasciò cadere. Chiuse gli occhi e si concentrò sul suo respiro, fino a portarlo ad un ritmo più regolare.


«Ora le spiego cosa succederà. Ha resistito fino adesso, la prego di non svenire. E non mi interrompa, ha capito?»
Padre Raffaello prese una busta di plastica dalla tasca e ne estrasse una lunga fascetta bianca da elettricista. La passò con cura attorno all’intestino che fuoriusciva dalla pancia del prete e la strinse con forza.
«Ecco qua. No Padre Anselmo ma che fa? sviene? No, la prego, ancora un attimo. Ecco così bravo. Dicevo. La posologia del lassativo che ha ingerito nell’acqua è di sei gocce al giorno, lei ne dovrebbe aver assunte a occhio e croce duecento. Le ho detto di stare fermo. È inutile che provi a parlare, non la capisco, non ha la lingua. Ah aspetti, ha detto polizia? Certo che arriverà la polizia, coglione. Per chi mi ha preso?»
Padre Raffaello si allontanò dal vecchio e scelse con attenzione una bottiglia di vino impolverata. «Questa la prendo io se non le dispiace. Ho contattato, o meglio, ha contattato un certo Lorg11239 per scambiarvi un po’ di materiale che a voi pedofili del cazzo piace tanto e vi siete dati appuntamento qui. Mossa stupida vero? Comunque. Magari vi siete fatti prendere, una cosa tira l’altra e lei è finito affogato nella sua stessa merda. È inutile dire che Lorg11239 non esiste, ma questo non interesserà troppo a chi la troverà qui, morto, con il suo archivio di foto. E la sua
cronologia.»


Lo stomaco di Padre Anselmo brontolò con violenza. «Direi che ci siamo. Grazie per la bottiglia. Le auguro di impiegare più tempo possibile a morire. Ah, mi raccomando, mi saluti San Pietro, non è il primo animale come lei che gli mando, sono sicuro che sarà contento di vederla.»

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