Quella montagna

di Raffaele Bani

Quella montagna di merda sarebbe arrivata comunque. O forse meglio dire una valanga, non so, perché magari montagna è un po’ troppo, ma forse anche valanga, diciamo che badilate di merda a bizzeffe prima o poi mi avrebbero ricoperto di sicuro. Tutto si potrebbe far risalire a quando lasciai il complesso dei Grave Bordello. Non so, forse avevo troppi buchi nel cervello, avrei dovuto far fluire le cose naturalmente, ma tanto la valanga di merda mi avrebbe ricoperto comunque, o le badilate, se preferite.

Io e il cantante da un po’ non andavamo d’accordo. Suonavo il basso e con il chitarrista Silvestro ci lamentavamo del fatto che Jerry, il vocalist, non avesse tanta voglia di suonare; Mungo, il batterista, si manteneva neutrale. Provavamo pochissimo da quando nel 1987 eravamo giunti alla finale del concorso Rock Caravan e avevamo inciso il relativo disco. Poi, all’improvviso, a Jerry tornò la voglia di suonare e lui e Silvestro cominciarono ad andare d’amore e d’accordo. A me Jerry continuava a stare sulle palle e una volta lui mi trattò male perché gli avevo portato una copia di un demotape che era venuta doppiata pessimamente e si sentiva molto fruscio. Questa cosa mi fece venire la nausea e smisi di sopportarlo definitivamente.

Anche Mungo cominciava a rompermi i coglioni perché secondo lui mi ero vestito male alla finale del Rock Caravan con una maglietta con la scritta sopra “Gasoline”; peccato che mi ci aveva portato lui in quel negozio dove l’avevo comprata, dicendo che era un negozio di tendenza! Insomma non li sopportavo più. Con Silvestro eravamo amici da tanto tempo e ci volevamo bene, ma anche lui stava cominciando ad andare troppo d’accordo con Jerry.

Facemmo l’ultimo concerto per la presentazione del disco del Rock Caravan al Bluemax, un locale trendy, e poi uscii dal gruppo. Era il 1988, il disco era uscito a un anno esatto dalla partecipazione alla finale, dove, in verità, arrivammo quinti su cinque.

Il problema fu che loro continuarono a suonare anche senza di me e incisero altri due pezzi in una compilation denominata “Intruglio” insieme a gruppi dai generi molto variegati. Questo dette loro ulteriore visibilità e vennero notati dall’ineffabile produttore Fideiusson tramite l’intercessione del loro nuovo manager, Mike, un fantomatico tuttofare che sembrava aver contatti dappertutto.

Fideiusson li prese sotto la sua ala. Al mio posto al basso avevano preso Sanchez, un tipo tosto che gliene pestava secche. Così Fideiusson li fece suonare a varie rassegne per un paio d’anni, alcune davanti anche a migliaia di persone. Erano eventi di beneficenza per le più svariate cause, ripresi anche da qualche televisione locale o a carattere musicale. Ma non riuscivano a incidere il disco d’esordio. Fideiusson li teneva lì a provare cento volte i soliti sette otto pezzi, ma di incidere non si parlava. A un certo punto Fideiusson impose a Silvestro e Jerry di espellere Mungo e Sanchez perché disse loro che non li avrebbe mai voluti come base ritmica in un suo disco.

Così Jerry e Silvestro presero a provare con due turnisti, ma dopo un annetto il progetto naufragò senza nemmeno aver effettuato qualche data dal vivo a parte le consuete rassegne per farsi notare. Silvestro continuò a suonare con gli Elevators, una cover band degli Aerosmith  per altri trentacinque anni, mentre Jerry smise completamente di suonare.

Durante gli ultimi anni dell’esistenza dei Grave Bordello devo ammettere che andai in depressione vedendoli a volte suonare di fronte a tante persone, anche se in realtà avevo ancora un gruppo dove mi trovavo molto bene, i 77 Borders, ma dovete sapere che io, Jerry e Mungo suonavamo insieme dai tempi del liceo, prima sotto il nome di Bibi Wanderers, poi come New Kangoo insieme a un cantante di nome Maurice. Sicché mi sentivo ancora molto legato a loro.

Parlavamo all’inizio delle badilate di merda che sarebbero arrivate comunque. Sì, perché, alla fine, la depressione che mi colse intorno al 1989 riguardò molto da vicino la mia amicizia con Silvestro, il fatto che giocoforza ci saremmo dovuti allontanare.

Ero andato a suonare in questo gruppo dei 77 Borders dove stavo bene a livello umano. C’era Joe il bassista che mi registrava un sacco di vinili e concerti su cassetta. Avevamo gusti simili ed eravamo molto empatici. Anche con suo fratello Lucky, il batterista, eravamo sulla stessa lunghezza d’onda. Io suonavo la chitarra invece del basso. Con noi c’era anche una simpatica cantante, Carrie.

A parte ciò, Silvestro c’era rimasto male del fatto che avessi lasciato i Bordello. Suo padre gli diceva che il suo fedele scudiero l’aveva abbandonato. Anche se poi penso che quelle badilate sarebbero arrivate comunque e che se per caso non fossi andato via, il produttore avrebbe buttato fuori pure me e Silvestro non ci avrebbe potuto fare niente perché Fideiusson aveva il coltello dalla parte del manico e “d’altronde come si fa a rifiutare il contratto per la registrazione di un disco?”.

A quel punto per me sarebbe stato peggio, ma molto peggio, sarei diventato completamente pazzo. Invece così l’approccio alla valanga è stato molto più ammorbidito. In più avevo una fidanzata, Jane, che mi consolava e a cui non importava niente se suonavo in questo o in quel gruppo. Prima che mi mettessi con Jane, Silvestro, anche se non suonavamo più insieme, continuava a invitarmi a delle feste con studentesse americane, dove non mi cacava nessuno, né Silvestro né le studentesse americane. Le feste le organizzava Spank, uno che odiavo. Insegnava italiano nelle Università per stranieri. In realtà quel tipo, secondo me, inconsciamente mi piaceva perché io non ero scaltro come lui, ero più bonaccione, però mi sembrava un po’ viscido. Non so cosa mi risuonasse di lui in me. Era uno alto, magro e con un grosso nasone, una specie di Pippo Franco perbenista, lui era un po’ tortuoso nella comunicazione, forse anch’io non sono stato mai uno diretto, spontaneo, però non ero un viscido, casomai ero un represso. Era un periodo in cui avevo veramente molte tendenze ossessive, ero pieno di pensieri disturbanti.

Poi mi ritirai su improvvisamente. Sono stato meglio dopo le occupazioni dell’Università e le miriadi di canne antidepressive che mi offrivano i miei amici di allora. Quello che mi ha fatto stare veramente meglio, però, è stata la morte di Mike, il manager faccendiere, nella primavera del ’90. Dopo la sua morte i Grave Bordello non suonarono nemmeno nelle rassegne per beneficenza e nelle sagre di paese e fallirono definitivamente le registrazioni del L.P., che già stavano andando per le lunghe.

Di lì a poco si sciolsero.

Ma chi aveva ucciso Mike? 

Mike era un tipo dalle mille facce. C’è chi diceva che fosse il nipote di uno stilista famoso. Appariva e scompariva dal nulla, nessuno sapeva realmente niente di lui, però era sempre lì quando c’era da concludere qualcosa.

Date tutte queste premesse verrebbe spontaneo pensare che ad ammazzare il manager sia stato io, ma non credo di essere io il responsabile, non me lo ricordo, potrei soffrire di dissociazione di personalità. C’era una psicologa inglese che usava la psicanalisi umanistica esistenziale e transpersonale con la quale riusciva a parlare con tutte le personalità distinte dei suoi pazienti, cosa che il comportamentismo o il cognitivismo si sognano da lontano, al limite il dialettico comportamentale ci potrebbe andare vicino. Potrei andare da questa qui e chiederle se sono stato io. A volte, quando non si risolvono dei conflitti, poi si formano due nuclei differenti portatori di istanze e interessi molto diversi. Le cariche interiori emergono dal subconscio ma non è uno solo a controllarle, ma due. A seconda di chi è in casa. 

In realtà a quell’epoca io avrei voluto uccidere Silvestro, anche se non lo sapevo. Avevo preso a odiare Spank, quello che organizzava le feste con le americane, ma in realtà l’oggetto inconscio dell’odio era Silvestro, mi sentivo tradito come forse anche lui si sentiva tradito da me. Ora sono passati trenta anni, dalle feste con le americane trentatré anni, quelle erano prima di conoscere Jane. Senza Jane e gli 77 Borders  sarei morto.

Non avevo mai avuto tanti amici, forse Melvin, il romano, che incontravo l’estate dai miei nonni nelle Marche. Il mio primo vero amico era stato Silvestro insieme a Gatto che avevo perso un po’ di vista dopo che mi ero messo con sua sorella Titti. Anche al gruppo dei miei compagni del Liceo ero affezionato, ma Silvestro è stato il primo che potevo chiamare “amigo”. Con Gatto e Silvestro, oltre che con Mungo, suonavamo nei Bibi Wanderers, il proto-gruppo prima dei New Kangoo e dei Grave Bordello.

Per me era molto pesante il fatto di non vedere più Silvestro, ma tanto questa montagna di merda sarebbe arrivata comunque, qualunque decisione avessi preso. Ora sono circa quattro anni che non vedo più Silvestro. Da quando è diventato papà. Avevamo ricominciato a vederci sporadicamente dopo un lungo periodo di pausa. A un certo punto ci hanno anche ripubblicato un disco dei New Kangoo e si parlava di una riunificazione. Abbiamo fatto anche una prova. Ora ci sentiamo qualche volta su WhatsApp. Diciamo che è normale. Però quando penso a lui, penso che siamo come fratelli con tutti i pro e i contro del caso.

Mike è stato ucciso nel ’90, i Bordello erano agli sgoccioli. Io stavo diventando rasta, a un certo punto ho incominciato a fare raggamuffin con un nuovo gruppo, la Shavasanabanda, e avevo i dreadlock. Nel febbraio ’90 Silvestro mi invitò a una festa a casa di Jerry dove c’erano anche i suoi amici degli Elevators. Quella sera si guardò la finale di Sanremo del ’90.  Vinsero gli Zombies, non piacevano a nessuno. A Jerry piaceva Zatti Zrava, cantante neo balcanica, io facevo fatica anche a pensare ai nomi dei partecipanti. Eterno secondo Toto Zampagna. Ero in crisi con Jane e avevo un po’ ricominciato a uscire con le vecchie conoscenze. Anche con Silvestro che avrei riperso di vista di lì a poco.

Ora dovete sapere che il fatto che io sia andato via dai Grave Bordello era stato anche dovuto alla mia voglia di creare qualcosa in autonomia, arpeggi di chitarra, riff, assoli. Nei 77 Borders suonavo la chitarra. Mi sentivo un po’ limitato al basso. Avevo forse bisogno di sentirmi dire “Bravo!” da qualcuno, volevo magari conquistare qualche donzella con la chitarra, ma era anche un bisogno di essere creativo e mi sembrava di riuscirci meglio con sei corde, un amplificatore e qualche effetto, non era solo bisogno di conferme. Questo col tempo Silvestro l’ha capito anche se le nostre vite viaggiavano su binari diversi e ciò faceva sì che ci si sentisse poco. Io e Silvestro ci siamo riconciliati, anche se non avevamo mai veramente litigato, neanche per finta.

Mike fu ucciso poco tempo dopo la finale di Sanremo. Fu ritrovato morto nella sala della tombola di una Casa del Popolo di Scandicci.

Qualche giorno  fa, trenta anni dopo, leggo sul giornale: “Nuove rivelazioni sul caso della morte di Mike Balestrieri”. E nella foto al centro della pagina c’è Silvestro. Sembra che l’ex fidanzata del tempo di Mike si sia ricordata che la sera dell’omicidio il Balestrieri dovesse avere un appuntamento con Silvestro. A parte che il reato forse era anche prescritto, gli inquirenti domandarono all’ex fidanzata: “Come mai non te lo sei ricordato prima?”, ma in realtà non se l’era ricordato, aveva trovato una vecchia agenda del defunto dove c’era segnato l’appuntamento. Silvestro non avrebbe mai potuto uccidere Mike. E poi, perché avrebbe mai dovuto farlo? Forse imputava a lui il fatto che Fideiusson non gli avesse ancora fatto fare il disco?

A questo punto potrei dire che sono stato io! Perché? Per creare un colpo di scena finale, ma in realtà, come detto, avrei avuto anch’io un movente per eliminarlo sicché non sarebbe un vero colpo di scena. La verità venne fuori qualche giorno più tardi.

I quotidiani titolarono a tutta pagina: “Ad ammazzare Mike è stato Zampagna. La confessione di Toto ormai ottantenne”. Era andata così. Mike, eterno intrallazzone aveva promesso la vittoria a Zampagna, eterno secondo, con i voti del Totip, facendosi pagare trecento milioni di lire da Toto, ma vinsero gli Zombies. Toto e Mike, due settimane dopo Sanremo si ritrovarono in incognito e in gran segreto in una Casa del Popolo di Scandicci. Toto aveva per l’occasione un paio di baffoni alla Freddie Mercury. Lo Zampagna aveva richiesto indietro i soldi a Mike e di fronte al rifiuto aveva spaccato una Ceres ancora non aperta in testa al faccendiere provocandogli un’emorragia cerebrale che lo aveva ucciso. Subito dopo era sparito non lasciando traccia di sé e dei suoi finti baffoni. Mike fu ritrovato nella sala Bingo ma nessuno seppe identificare l’assassino.

Nell’articolo Toto confessava dicendo che ormai arrivato a ottant’anni voleva togliersi il peso dalla coscienza perché così canzoni come “Pizza, Pasta e Mandolini” e “Voglio andare a chiudermi in convento” sarebbero rimaste senza macchia per l’eternità. Ciò non bastò però a evitare il fatto che il povero Toto fosse ribattezzato Totip Zampagna, sempre per l’eternità.

Quella montagna di merda sarebbe arrivata comunque.

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